Notizie storiche sui Vidoni

 

ricerche di Marco Graziosi

 

 

 

da Eecherberto – Storia dei longobardi. Cap. 14, Anno 839.

 

 nel ’39, Radelchi, tesoriere del defunto principe Sicario, assume il governo del Principato di Benevento.

Nel ’40, Siconolfo ( cognato di Guido Senior ) evade dal carcere dove era stato deportato, e a Salerno viene eletto a principe della città.

 

Da Erch. Cap. 17.

 

Inizia, con varie vicende, la lotta tra i due principi di Salerno e di Benevento.

Siamo ormai nel ’43, Siconolfo assedia Radelchi a Benevento. La città stremata dalle armi e dalla fame chiama il franco Guido in aiuto!

Il Duca di Spoleto, fratello della moglie di Siconolfo, parte in soccorso di Radelchi. Con dei nunzi convince il cognato a cessare l’assedio con queste parole: “Permitte me loqui cum Radelgiso, quia tuae magis parti favedo.” «Permettimi prima di parlare con Radelchi, perché possa giovare alla tua causa» e Siconolfo si allontana da quei luoghi.

Guido Senior, scrive Erchemperto ”…per avidità di denaro, come fa la gente dei franchi…”, riceve da Radelchi una cassa con 70.000 monete d’oro per aver spezzato l’assedio e riprende la strada da dove era venuto.

 

Da Erch. Cap.18.

 

Non molto tempo dopo, Guido Senior persuade suo cognato Siconolfo a versare 50.000 monete d’oro all’imperatore Ludovico II, per ottenere l’annessione della provincia beneventana dicendogli “Et optinere te, faciam eam hinc et inde, quasi palmo metiaris eam!” «Farò in maniera che tu l’ottenga da un punto all’altro, come se la misurassi col palmo della mano», perciò seguendo tale consiglio, Siconolfo va a Roma ( sembra l’8 giugno del ’44 ), consegna i soldi, ha una promessa dall’imperatore, ma nient’altro e se torna a casa a mani vuote.

 

 

 Da Erch., sempre dal Cap.18.

 

Ripresero gli scontri tra i due principi e finì che Benevento ( come già accaduto a Bari da poco e anni prima a Palermo ) cadde in mano ai saraceni di Massar, che privò i nobili locali di ogni potere.

 

Da Erch. Cap. 19.

 

È il  ’45. L’imperatore Ludovico II, invocato da Landone, giovane signore di Capua, acconsente a scendere a sud col suo esercito e libera Benevento dai saraceni e subito dopo divide il territorio beneventano tra Siconolfo, principe di Salerno e Radelchi, signore di Benevento.

Si attua così in parte l’accordo raggiunto da Siconolfo, l’anno prima a Roma con l’imperatore.

Ma sia Radelchi ( † 850 circa ) che Siconolfo ( † 851 circa ) non sopravvissero a lungo dopo questi fatti.

 

Da Gregorovius – Storia di Roma nel Medievo. Cap. 3

 

Siamo nel ’46, da Gregorovius apprendiamo che nel mese di Agosto un’armata saracena entra nella foce del Tevere e arriva a Roma.

I saraceni devastano San Pietro e San Paolo, rubandone i loro tesori.

L’imperatore Ludovico II, scrive Gregorovius ( che si rifà alla Cronica di Benedetto ) ha una disfatta vergognosa nella piana di Nerone, ma ecco che arriva coi suoi valorosi longobardi, Guido Senior che batte i saraceni in una formidabile battaglia e li insegue fino a Civitavecchia. Lì,  i mussulmani ( dopo aver devastato anche la campagna romana ) prendono il mare.

Un’altra orda, fu poi inseguita sempre dall’esercito longobardo del duca di Spoleto, fin sotto le mura di Gaeta e qui Guido Senior, ormai in difficoltà, viene soccorso da Cesario, figlio di Sergio duca di Napoli.

 

 

Da Erch. Cap. 20

 

Siamo al ‘50/’51, i saraceni di Bari presero a devastare tutta la Puglia e la Calabria fino ad arrivare a Salerno e a Benevento.

Dopo le suppliche di Bassacio, vicario di Benedetto e di Giacomo, abate di San Vincenzo, l’imperatore torna a sud contro Bari, con un esercito composto dalle stesse cittadine del sud. Ma Capua non partecipò e l’imperatore visto l’atto ostile di questa città, se ne va via senza d’esser aiuto a nessuno.

L’unica cosa che fece fu di esiliare il figlio di Siconolfo ( ricordiamo il nipote di Guido Senior ) e dare Salerno a chi fino ad allora gli aveva fatto da tutore, Ademario.

Dal cap. 92/94 della Cronica Salernitana, scritta più di un secolo dopo della Storia di Ercherberto, si legge però che fu Ademario stesso, insieme al padre Pietro ( primo tutore del figlio di Siconolfo ) a fare di Sicone un esiliato in Gallia e poi lo uccisero con una bevanda avvelenata.

Ercherberto riferisce anche che Adelchi ( padre della futura imperatrice Ageltrude ) prendeva il posto del fratello Raldegario nella guida di Benevento. Dice di lui che era uomo mittissimo e amabile con tutti, tanto da essere amato perfino dai forestieri.

 

Da Erch. Cap. 24.

 

Siamo nel ’56, la città di Sicopoli era stata distrutta dal fuoco. Il vescovo Landolfo insieme al fratello landonolfo decisero di andare in pianura e costruire così la nuova Capua.

A Sicopoli abita anche Landone, conte di Capua dall’815 ( che qui  si era trasferito dopo che i saraceni avevano incendiato la vecchia Capua nel ’41 ), il quale non è convinto che sia una cosa giusta lasciare un posto facilmente difendibile, però li aiuta nella costruzione.

Questa è appena fortificata e abitata che arriva Guido Senior con le sue truppe tuscie per assediarla.

Il vescovo Landolfo e suo fratello non volevano sottomettersi ad Ademario (signore di Salerno ) verso il quale Guido nutriva un affetto fraterno, cosa che non sarebbe stata possibile se, come è scritto nella Cronica Salernitana, avesse fatto uccidere il nipote Sicone.

Finalmente, stremati dai quotidiani assalti all’interno e dalle devastazioni all’esterno e vinti dalla forza e dalla violenza si sottomisero alla signoria di Guido.

Per tale ragione Sora e tutte le borgate confinanti furono sottratte alla signoria di Landolfo e consegnate a Guido Senior.

Landonolfo, fratello del vescovo, amareggiato da questi fatti, ne morì.

Secondo gli Annali di Fulda, nel glossario si intuisce che Guido Senior scomparve nel ’58 e alla guida di Spoleto subentrò suo figlio Lamberto.

Imprecisata è la data di quando Guido Junior diventa marchese di Camerino, così come è incerta la sua data di nascita.

 

Dal ’59, cioè dopo la scomparsa di Guido Senior, inizia una nuova fase di astuzie, lotte e falsità tra i signori di Salerno, Benevento, Capua e Amalfi.

 

Da Erch. Cap. 29.

 

Tra il ’59 e il ’60, il feroce Saugdan, emiro saraceno di Bari, devasta rabbiosamente con incendi, stragi e rapimenti tutto il beneventano, dove ormai non c’era più vita e Aldelchi ( padre di Ageltrude ), consegnando a lui tributi e ostaggi, deve firmare la pace.

Perciò Lamberto e Garaldo, conte dei Marsi ( località sotto l’Aquila, probabile contea del ducato Spoleto ), dopo le suppliche dei gastaldati di Telese e Boviano, affrontano il feroce Saugdan che era di ritorno dal saccheggio di Capua.

In territorio di Bari, l’emiro riavutosi dalla sorpresa, si lancia furiosamente contro beneventani e franchi uccidendone moltissimi e trucidando selvaggiamente quanti riesce a catturare.

Da quel giorno il feroce Saugdan acquista maggiore audacia e arriva a distruggere Benevento dalle fondamenta, insieme alle località circostanti.

Occupa il castello di Venafro in Molise, depreda il monastero di San Vincenzo Martire e ottiene tremila aurei dal vicario di San Benedetto.

 

Da Erch. Cap. 30.

 

Pandonolfo,  il conte di Capua, in questi tempi perde la sua città ( che aveva dal ’63 ), grazie alle trame dello zio, il vescovo Landolfo. Si appella così all’autorità imperiale.

 

Da Erch. Cap. 32.

 

È il ’66. i beneventani, i capuani e tutti i confinanti chiamano a difendere la propria patria ferita l’imperatore Ludovico II.

Ludovico e sua moglie sono accolti presso il monastero del Beato Benedetto, ma l’infido Landolfo, con un inganno, induce i capuani ad andar via e resta solo di fronte a Ludovico.

L’Imperatore però non tiene conto del vescovo Landolfo e muove verso Capua che assedia e devasta completamente.

Non concede alcun atto di benevolenza ai capuani, i quali perciò, scrive Ercherberto, si danno a Lamberto.

Ma Lamberto li ritiene meno che nulla e quasi ogni mese li da come preda a governatori diversi.

Dopo queste cose l’Imperatore passa prima a Salerno e poi va a Benevento dove viene accolto dal padre di Ageltrude, Adelchi.

 

 

Da Greg. Cap. 5, § 1.

 

Intanto a Roma morto Niccolò I, viene fatto papa Adriano II il 14 dicembre del ’67. Poco tempo prima che il nuovo papa fosse consacrato, Lamberto entra con violenza in Roma. La costituzione imperiale, scrive Gregorovius, consentiva al duca di Spoleto il diritto che alla morte del papa vigilasse alla nuova elezione.

Qui Lamberto confisca beni della nobiltà e li vende o regala ad uomini franchi; diede il sacco a chiese e conventi, e permette che suoi armigeri rapiscono donzelle romane della città e dei dintorni ( le stesse cose che, vedremo più avanti, fece Ludovico II nel ’64 ).

Il papa scrive all’Imperatore dolendosi, e scomunica tutti quei franchi e quei longobardi che avevano chiamato Lamberto, o che gli avevano dato mano a saccheggiare la città. Ma Ludovico è in Italia meridionale in attesa di assalire Bari e sta per iniziare la sua campagna dalla Lucania.

 

 

 Da Erch. Cap.33.

 

L’anno seguente, ( dovremo essere al ’67 ) con altri aiuti, Ludovico II, riparte in guerra e dopo molte fortunate vicende, riconquista Bari e cattura l’efferato sultano Saugdan. Dalla Cronaca Salernitana si viene a sapere che i salernitani, dopo mesi di assedio, approfittano del fatto che l’emiro divide in due i suoi uomini per fronteggiare Ludovico II e con la forza della disperazione aprono le porte della città per una battaglia campale. E fecero strage dei saraceni.

 

 

Da Erch. Cap. 34.

 

Ma l’imperatore Ludovico si accanisce aspramente contro Benevento e Adelchi difende la sua città facendo gettare in prigione Ludovico. Siamo al ’71.

 

Da Erch. Cap.35.

 

Dopo un mese Ludovico viene liberato. Intanto circa trentamila saraceni arrivano ad assediare selvaggiamente Salerno, ed in parte anche Napoli, Benevento e Capua.

 

Da Greg. Cap. 5 § 2.

 

Sempre nel ’71, Ludovico uscito di galera, riunisce le sue milizie sparse. Entra nel ducato di Spoleto e depone Lamberto dalla sua dignità di duca.

 

Da Erch. Cap.35.

 

Scrive Erchemperto che entrambi i conti di nome Lamberto, “quo tempore ambo Lamberti…”, temendo l’ira dell’imperatore , vanno allora a Benevento, dove sono accolti benevolmente da Adelchi. ( siamo nel ’72 ).

Secondo il Fatteschi, autore delle Memorie Diplomatiche del Ducato di Spoleto, sembra che insieme a Lamberto Vidoni vi fosse Adalberto,  duca   della  Toscana

( o forse duca tusculano ) e non Guido Junior.

I fratelli Vidoni, Lamberto, Corrado ( a cui sarà dedicata una località nell’ascolano ) e Guido Junior, hanno una sorella chiamata Rotilda. Costei aveva sposato proprio questo Adalberto.

Perciò Lamberto, Adalberto e Adelchi si lanciano contro l’esercito saraceno, vincendolo.

Contemporaneamente i capuani riportano un’altra vittoria presso Sessola e l’imperatore Ludovico II si degna così di entrare a Capua.

I saraceni lasciata Salerno, passano in Calabria che viene orribilmente saccheggiata tanto “da farne un deserto”. Infine un’improvvisa tempesta manda a picco la maggior parte delle galere saracene.

 

Da Erch. Cap. 37.

 

Erchemperto cita le due ragioni per cui i beneventani recarono danno a Ludovico II. La prima è collocata secondo il Gregorovius nel febbraio del ’64 a Roma. L’imperatore voleva far restituire alla primitiva dignità due vescovi condannati, cioè deposti dal papa, ma Nicola I non voleva e chiusosi in Laterano pregava contro “il malefico principe”.

Fu allora che alcuni vassalli ed armigeri di Ludovico conciarono a nerbate dei preti davanti a San Pietro e fecero a pezzi la croce di Sant’Elena dov’era racchiuso il legno della vera croce, poi l’imperatore fece saccheggiare Roma per uno spazio di Mille passi ( il Gregorovius scrive anche di saccheggiamenti di case e perfino di chiese, ammazzamenti, stupri di monache e di matrone ) e voleva privare dell’ufficio del suo ministero il vicario del Beato Pietro ( papa Niccolo morirà nel ’67 ).

La seconda è che presa Bari e catturato Saugdan, il più perfido degli uomini, non lo uccise.

 

 

Da Erch. Cap. 38.

 

Saugdan è tenuto prigioniero da Adelchi, intanto i saraceni che l’Imperatore ha tenuto quasi prigionieri a Taranto, ricevono rinforzi e riprendono le violenze.

Per ben tre volte, Adelchi accorse ai confini della Puglia, ma il padre di Ageltrude non prevale mai sui saraceni.

Anzi il nuovo sultano di Taranto, Osman, saccheggia pesantemente Benevento, insieme ad altre città e Adelchi è costretto a liberare Saugdan.

Saputo queste cose, gli abitanti di Bari, chiedono aiuto ai greci, che sono a Otranto con un forte esercito.

 

 

 

Da Greg. Cap. 5, § 3.

 

Nel frattempo, scrive il Gregorovius, nel ’72 muore Adriano II e Giovanni VIII prende il suo posto il 14 di dicembre.

L’imperatore Ludovico II, senza potersi vendicare di Adelchi, muore invece il 12 agosto del ’75 e viene sepolto a Milano.

Giovanni VIII, insieme a Formoso vescovo di Porto ed altri, invita Carlo il Calvo a venire a Roma.

Carlo scende in fretta e furia e a natale del ’75 è coronato imperatore dei romani. In seguito va a Pavia dove viene eletto re d’Italia, poi muove a Francia per farsi riconoscere imperatore anche dalla dieta imperiale di quei paesi, che si concretizza in luglio a Pontigone.

Nel contempo a Roma, si trama contro il papa. Si coltivano accordi con l’imperatrice vedova di Ludovico II, con Berengario del Friuli ( il futuro nemico di Guido Junior ), con Adalberto di Tuscia e col margravio di Spoleto e Camerino, Lamberto che ha riavuto le sue terre dal nuovo imperatore, e per ultimo il vescovo Formoso. Costui in quell’epoca è considerato quasi un santo dopo la missione di evangelizzazione fatta nella terra dei Bulgari. anche se in realtà Formoso è un uomo affetto da manie di grandezza come tutti gli altri, visto che come documenta il Gregorovius, “ …l’accorto Formoso giunge ad ottenere che un’ambasciata spedita al papa, lui domandasse ad arcivescovo di Bulgaria.” ( cap. 4 § 2 ).

Tra tutti questi congiurati ci sono anche un certo Giorgio che ha assassinato la moglie ( nipote di Benedetto III ) per sposare la figlia di un certo Gregorio, un nomenclatore ovvero esperto di terminologie, il quale ha anche lui lasciato la moglie per una concubina.

Il processo che segue non condanna questo Giorgio, ma il ritorno del papa che aveva seguito l’Imperatore, convince i due a fuggire da Roma.

Giorgio e Gregorio, prima di fuggire, però rubarono in Laterano e in altre chiese e poi come Formoso cercano rifugio in terra spoletina.

Nello stesso tempo i saraceni danno il guasto alla campagna romana e arrivando fin sotto alle porte di Roma.

Il 19 aprile del ’75, con un sinodo al Pantheon, Giovanni pronuncia contro quei romani e contro Formoso la scomunica.

 

 

 

Da Greg. Cap. 5, § 4

 

Dal ’76, i saraceni sono penetrati nella campagna romana, e il papa prega l’imperatore di un aiuto. Ma Carlo il Calvo lascia Roma sotto il ferro dei maomettani.

Dopo la caduta di Bari, i saraceni ristretti a Taranto, avevano mandato nuove armate contro l’Italia. Il papa scriveva lettere pressanti a Carlo il Calvo, perché gli mandasse soccorsi.

 

Da Erch. Cap. 39.

 

Perciò Carlo, figlio di Giuditta, invia il duca Lamberto e suo fratello Guido Junior in aiuto di papa Giovanni.

Qui compare per la prima volta il futuro imperatore, ed è probabilmente in questo viaggio che conosce la sua compagna Ageltrude. Devono essere, uno un ragazzo e l’altra una ragazzina.

Il papa parte con loro alla volta di Napoli e di Capua. Guaiferio, principe di Salerno è obbediente in tutto, tanto che si stacca dall’alleanza coi saraceni, infatti Salerno, Napoli Gaeta e Amalfi stando in pace coi saraceni, con le loro navi avevano depredato Roma.

Sergio, duca di Napoli, invece è ingannato dai consigli di Adelchi e di Lamberto, non vuole staccarsi da loro: viene quindi scomunicato e prende a combattere contro Guaiferio.

Otto giorni dopo la scomunica, Guaiferio fa decapitare ventidue soldati napoletani. Poco tempo dopo Sergio viene arrestato dal vescovo Atanasio, suo fratello e da lui fatto acceccare ed infine mandato a Roma, dove miseramente muore.

Atanasio diventa così vescovo e duca di Napoli, il papa attraverso un epistola lo elogia per l’azione fatta contro il fratello.

 

Da Greg. Cap. 5, § 1.

 

Ma le relazioni di Giovanni VIII con Lamberto e l’Imperatore sono sempre difficili. Siamo nel ’77, e sembra che Lamberto ( a nome dell’Imperatore ) chiede ai romani degli ostaggi. Il papa non crede che ciò sia volontà dell’Imperatore e risponde a Lamberto che la nobiltà romana preferiva la morte, piuttosto che esaudire quella richiesta. Il papa prega inoltre Lamberto di non disturbarsi a venire a Roma, tanto anche senza il suo intervento, i rapporti freddi tra lui, l’Imperatore e i romani si sarebbero dissipati ne più ne meno come una ragnatela.

L’imperatore Carlo il Calvo, comunque muore il 13 di ottobre del ’77 e Giovanni VIII ha ora paura del cosiddetto partito tedesco. I suoi nemici di Roma, i fuoriusciti di Spoleto ne sono felici e Lamberto è minaccioso verso il papa.

Il pontefice scrive a Lamberto definendolo unico protettore della chiesa e difensore suo fedelissimo. Che ha udito anche che Lamberto vuole ricondurre nella città coloro che gli sono nemici e che scomunicò ben tre volte.

Se ne meraviglia perché viveva con Lamberto in buona pace. Dopo di che si dispensa di accogliere a Roma, sia il duca di Spoleto che suo cognato Adalberto di Tuscia, che però chiama suo aperto avversario.

Lamberto risponde con disprezzo chiamandolo solo “eterno nobile” e protesta che ogni qualvolta il papa intende mandargli i suoi legati apostolici, deve prima chiedere permesso.

Alla fine il papa lascia Roma per la Francia e ammonisce Lamberto, sotto minaccia di anatema, che durante la sua assenza non deve recar danno al territorio di San Pietro e a Roma “Civitas Sacerdotalis et Regia”

 

Da Greg. Cap. 5, § 4.

 

Siamo nella primavera del ’78, papa Giovanni VIII arma ed equipaggia ( anche con l’aiuto dei greci ) un naviglio romano. Poi parte egli stesso con la sua flotta verso il largo, incontra i maomettani presso Capo di Circe e muove battaglia, trionfando sui saraceni.

 

Da Greg. Cap. 5, § 1.

 

Subito dopo questi fatti, Lamberto compare a Roma insieme al cognato Adalberto e con loro gli esuli romani.

Lamberto chiede di parlar con il papa per conto di Carlomanno e il papa deve riceverlo nel suo palazzo.

Intanto gli spoletini occupano la città leonina e vegliano con le loro guardie alla porta di San Pietro che nessun romano entrasse.

Il papa è così prigioniero di Lamberto per trenta giorni. Alla fine il duca di Spoleto parte, minacciando il papa che sarebbe tornato.

Il pontefice fa trasportare in Laterano i tesori della chiesa, serra la basilica e dopo avere dalla chiesa di San Paolo minacciato Lamberto di anatema se fosse tornato a Roma, in aprile monta in una nave e accompagnato da Formoso, fugge in Francia.

 

Da Greg. Cap. 5, § 2.

 

Giunto in Arles, a settembre tiene un consiglio dove scaglia l’anatema a Lamberto e Adalberto, i proscritti romani e Formoso che venuto con lui in Francia ma che poi ( per evitar ulteriori guai dal papa ) ha trovato rifugio presso Ugo, abbatte di San Germano.

 

Da Erch. Cap. 39.

 

È sempre il ’78, Adelchi, dopo aver assediato e conquistato il castello di Trivento in Molise, mentre fa ritorno alla sua Benevento, viene ucciso dai generi, dai nipoti e da amici e al suo posto viene eletto suo nipote Gaideris.

 

Dalla lettura di un diploma di Ageltrude del 11 dicembre 907.

 

Sembra che la giovane figlia Ageltrude, dopo questi tragici fatti, vada in convento, ma poi depone l’abito monacale per seguire Guido.

È quindi lecito supporre che si sia sposata e abbia fatto nascere suo figlio Lamberto a Camerino che chiama casa ( domo ).

 

Da Erch. Cap. 42.

 

Intanto a Capua, i cugini della dinastia capuana complottano tra di loro, così Guaiferio, principe di Salerno, resta da nemico presso le mura della città, praticamente l’assedia e oltre il fiume, pone   Landone   ( signore di Berelais e Sessa, e cognato di Gaideris nuovo principe di Salerno ) con i franchi del conte Lamberto.

 

 

Da Greg. Cap. 5, § 2.

 

È il ’79, il papa ritorna in Italia con il cognato di Carlo il Calvo, Bosone ora sposo di Irmengarda, unica erede dell’Imperatore Ludovico II, sperando di farlo imperatore, ma i suoi disegni non trovano appoggio.

Torna infine a Roma che trova tranquilla, secondo il Gregorovius, perché Lamberto ha timore di Bosone, in realtà Lamberto dovrebbe essere morto in quest’anno e Spoleto passa al figlio Guido III detto “Il Rabbia”.

 

Da Erch. Cap. 44.

 

Siamo nell’80, il papa vede che il vescovo di Napoli segue le vie del fratello Sergio. Scrive Ercherperto che il vescovo Atanasio ha fatto pace coi saraceni e li ha scaglionati tra il porto e le mura della città.

I saraceni, da lì prendono a far incursioni sull’intero territorio beneventano, romano ed in parte su quello spoletino, depredando monasteri, chiese, città, castelli e borgate, monti, colline e isole. Tra gli altri fu incendiato il monastero del santissimo Benedetto ( Montecassino ) e il monastero di San Vincenzo Martire.

 

Da Greg. Cap. 5, § 4.

 

Nell’81, gli arabi piantano sede sulla sponda destra del Garigliano. Qui edificano un grande castello.

Quel terribile nido di predoni fu distrutto solo nel 919 da Alberico, marchese di Camerino, insieme ad altre forze italiche.

 

Da Erch. Cap. 44.

 

Anche Ercherperto subisce l’oltraggio di essere catturato, derubato di tutti i suoi beni e portato prigioniero a piedi fino a Capua.

 

Da Greg. Cap. 5, § 4.

 

Sembra che in questo periodo, papa Giovanni VIII fa circondare con un muro la chiesa di San Paolo, visto che il colle roccioso che s’innalza in vicinanza della chiesa offre eccellente appoggio a un fortificazione. È la nascita di “Giovannipoli”.

 

Da Greg. Cap. 5 § 2.

 

Sempre in quest’anno, Carlo il grosso scese in Lombardia e cinge la corona d’Italia, e successivamente viene dallo stesso Giovanni, coronato imperatore a Roma.

 

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Bibliografia:

 

ERCHEMPERTO, Storia dei Longobardi - sec. IX, a cura di Arturo Carucci, Salerno, Ripostes, 2004

GREGOROVIUS Ferdinando, Storia della città di Roma nel Medio Evo, III, Venezia, G. Antonelli, 1873

 

 

 

 

 

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