Archivio 2005/2006
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

( fino al gennaio 2006 )
***
Tex n. 553 supplemento "Il legionario" (11/06)

Il ritorno della grande avventura.
Si! La grande avventura è ritornata e per opera di un grande maestro del fumetto. Quel Renato Polese che già aveva realizzato un avventura sulla Legione Straniera nella collana Rodeo n. 129" Requim per un legionario". I testi di Stefano Piani si basano su di un giallo vero e proprio che è ambientato in uno sperduto forte del Marocco sahariano. Riecheggiano molto le atmosfere di Robin Wood e della sua "Qui la legione" ma vi è anche un'atmosfera che ricorda un po "Il deserto dei Tartari" di Dino Buzzati. Peccato che un'episodio di questo genere sia stato creato per "un capriccio del momento" di Decio Canzio. Bisognerebbe far lavorare di più grandi artisti come Polese in simili atmosfere. Il costo è alto ma quei disegni meritano le 6 euro ( ben 12.000 lire ) del prezzo di vendita.
***
Tex n. 553, “ Tiro al bersaglio” (11/06)

Tex n. 552, “ Il villaggio assediato” (10/06)

È incredibile. Un episodio così decente non si leggeva da tempo. Risulta chiaro come per Nizzi sia molto più agevole far agir da solo Tex che in compagnia dei suoi pards ( proprio ora che, sembra, voglia andare in pensione ). Del resto se l'editore gli fece scrivere Tex fu proprio perchè una delle sue creature è Larry Yuma ( disegnato da Carlo Boscarato ), che è chiamato infatti il solitario del West. Ma se per Nizzi era più agevole far agire da solo Willer, perchè non farlo dall'inizio delle stesure delle sue storie, invece di farlo stare sempre insieme a Carson ridotto a un rifiuto da ospizio, il più delle volte rapito dai suoi avversari? Per non parlare del fatto che Tex deve essere sempre salvato da altri. È forse il nostro Tex questo ? Quello per cui da oltre vent'anni buttiamo i soldi in edicola? No di certo! È per questo che un'episodio così stupisce. Nella parte finale della storia, la caccia che il ranger dà a Ramsey, ricorda in parte, la stessa caccia che Tex diede a Fraser nel romanzo di Gianluigi Bonelli "Il massacro di Goldena" illustrato dal grande e intramontabile Galleppini, poi ridotto a fumetti da Giovanni Ticci. Per la parte grafica i disegni sono affidati all'abile Mario Milano, ma a questo punto devo far rilevare una cosa. Questo disegnatore ha uno stile che si avvicina ( e di molto ) all'arte fumettistica franco-belga. Chi come me ha letto per anni Kiwi ( la rivista di Blek Macigno ) e altre riviste popolari francesi sa riconoscere uno stile di influenza d'oltralpe. La bellezza e la nascita del mito di Tex era data, oltre che dalla solidità dei testi di Bonelli anche dai disegni. Disegni che sono rappresentativi di quella scuola italiana che si avvicina a quella argentina e spagnola. Il fatto che uno stile di disegno diverso da quello classico sia ormai entrato nella più popolare rivista italiana è il segno della decadenza e del tramonto di questa storica scuola. ( Puga ).
Voto da 1 a 10:
Testi: 7
Disegni: 7
***
In questo Maxi Tex Nizzi riesce a ritrovare la sintonia con lo stile di G. L. Bonelli e mentre nella serie mensile il nostro eroe risulta una sbiadita imitazione di quello originale (a tal punto che spesso in molte storie di Nizzi ci troviamo di fronte a un personaggio che nulla ha a che fare con quello dell’inimitabile Bonelli), in questo Maxi, che racchiude l’ultimo lavoro disegnato dal grande Letteri, appare chiara la volontà dell’autore di creare un’avventura (ambientata nella “chinatown” di Virginia City) che imiti le tante scritte da Bonelli sulle società segrete cinesi, comandate da misteriosi individui mascherati, che gestiscono bische e fumerie d’oppio, spesso sfruttando i propri connazionali. E’ una storia semplice e classica, ma intensa nella sceneggiatura e piena di sorprese inserite al momento giusto. Interessante è la figura dello sceriffo di Virginia City, un individuo tra il bene e il male, ma che sa fare la scelta vincente al momento opportuno. La trama si sviluppa anche a San Francisco, dove incontriamo il capo della polizia Tom Devlin, uno “storico” amico di Tex, e del resto lo stesso Cobra ricorda le imprese compiute dai nostri ranger nella grande città. Tutto ciò sta ad indicare che Nizzi si è curato di inserire l’avventura nel filone dei memorabili “gialli” scritti da Bonelli, attraverso opportuni riferimenti al passato dei nostri eroi. Tex e Carson agiscono quindi secondo uno stereotipo ormai classico e collaudato da decenni, e possiamo riconoscere in loro quella sicurezza, determinazione e carica aggressiva dei tempi d’oro (peccato che non vengano presentati tutti e quattro i pards, ma forse la gestione per l’autore sarebbe stata più sofferta e meno valida). Solo nel finale ci sembra che Nizzi perda la sintonia con lo stile bonelliano (guarda caso la parte disegnata da Della Monica, che ha concluso l’ultima avventura di Letteri), e il nostro eroe appare più in affanno e bisognoso di aiuti “esterni”, tanto che è la giustizia “divina” a concludere degnamente la storia, e in ciò si nota soprattutto la differenza tra Nizzi e G. L. Bonelli, che avrebbe concluso quasi sicuramente, a nostro parere, in maniera diversa. Ma questo Maxi rimarrà nel cuore di tutti noi essenzialmente per essere stato l’ultimo lavoro di Letteri (e siamo grati a Nizzi per aver creato una trama bonelliana e su misura per lo storico disegnatore texiano). Sarà impossibile trovare un artista che come lui sappia rappresentare con poche linee e con un sapiente bianco e nero tutte le espressioni dei volti (solo lui sapeva ritrarre quella particolare umanità di Tex e Carson, ora ironici e riflessivi, ora decisi e scattanti) e quelle stupende ambientazioni e atmosfere delle “chinatown”.
Grazie Guglielmo Letteri, ci mancherai…
a cura di NAZZARENO GIORGINI
***
Tex n. 550, “ Un treno per Redville” (7/06)

Tex n. 551, “Strada sbarrata” (8/06)

È strano, ma a volte qualcosa di decente si legge. Storia in due parti di livello medio del duo Nizzi & Ortiz ( Puga ).
Voto da 1 a 10:
Testi: 6
Disegni: 8
***

Un Texone opera di Nizzi & Alessandrini.
Preferisco non dare il mio giudizio sul disegno. Con tanti gran bravi disegnatori argentini che muoiono letteralmente di fame e che sarebbero molto bravi a disegnare Tex, si dà lavoro a chi già ne ha. ( Puga )
***
Tex n. 548, “Documento d’accusa” (5/06)

Tex n. 549, “ Corte marziale” (6/06)

Dopo due episodi ben scritti, ricomincia il pianto. Una storia drammatica realizzata da Nizzi & Venturi che si poteva benissimo non comprare. Soldi buttati. ( Puga ).
Voto da 1 a 10:
Testi: 4
Disegni: 6
***
Tex n. 546, “L’ultima diligenza” (3/06)

Tex n. 547, “La pista abbandonata” (4/06)

Altro episodio in due parti realizzato da Boselli & Sommer, che ricorda un po’ l’episodio “Il cowboy senza nome”. Gustoso. ( Puga ).
Voto da 1 a 10:
Testi: 7
Disegni: 7
***
Tex n. 544, “Intrigo nel Klondike” (2/06)

Tex n. 545, “ Fuga dal grande nord” (2/06)
Un episodio in due parti di Boselli & Repetto davvero molto bello, sia per testi che per disegni ( Puga ).
Voto da 1 a 10:
Testi: 7
Disegni: 10
***
Tex n. 542, “Fratello bianco” (12/05)

Tex n. 543, “Un infame ricatto” (1/06)

Un gruppo di criminali capitanato da Emmerich, un ricco uomo d’affari di Safford, vuole far incolpare gli Apaches di Taiga per una strage di minatori avvenuta nella miniera di San Cristobal. Ennesima storia di Nizzi in cui Tex rappresenta principalmente un “tramite” il cui scopo dovrebbe essere quello di rendere giustizia a Taiga, ma che nella realtà si rivela impotente a realizzare il suo obiettivo. In effetti gran parte dell’avventura è un susseguirsi di fallimenti del velleitario ranger che deve essere “completato” dal capo indiano; ci si domanda quindi la ragione per cui Taiga si sarebbe rivolto al suo “fratello bianco” per ottenere giustizia, quando dimostra benissimo di farcela da solo. Primo. Brogan cattura Tex e Carson per ordine di Jarvis, il quale è a sua volta alle dipendenze di Emmerich: Taiga libera i due “eroi”. Secondo. Il ranger deve far parlare Jarvis per sapere cosa si nasconde dietro il losco intrigo: l’uomo non parla (i pugni di Tex si rivelano inefficaci) e ci pensa il coltello di Taiga a tirargli fuori la verità. Terzo ed ultimo. Le minacce di Tex rivolte ad Emmerich cadono nel vuoto (l’uomo d’affari sa che il ranger sta bluffando): ci pensa di nuovo il coltello di Taiga a strappargli una confessione scritta. Oltre a ciò Tex non reagisce di fronte alle minacce dello sceriffo corrotto (n. 543,p. 43), ed è preoccupato di essere riconosciuto dall’esercito per avere aiutato un capo apache ricercato (n. 543,p. 81): siamo quindi davanti ad un personaggio “politicamente corretto”, la vera caratterizzazione che Nizzi vuole dare dell’irriducibile eroe di G. L. Bonelli. Ci dispiace per gli ottimi disegni di Ticci, ma soggetti come questo non possono naturalmente essere all’altezza del mito di Tex.
***
Tex n. 540, “Puerta del Diablo” (10/05)

Tex n. 541, “Il tesoro della miniera” (11/05)

Tex e Carson devono recuperare una borsa piena di dollari, frutto delle rapine perpetrate dalla banda di Link Walker; essi sono in compagnia della vedova dello stesso Link (dato per morto), Flora Kelly, e di un bandito pentito; questi ultimi serviranno, grazie all’ausilio di una mappa, a trovare il tesoro sepolto in una miniera. Tutto sembra filare liscio, ma a mettere i bastoni tra le ruote ai nostri personaggi arrivano il desperado Horacio Fuentes e il colonnello Uriaga con i loro uomini; essendo questi due acerrimi nemici, rimane valido il famoso proverbio “tra i due litiganti il terzo gode”…A rendere piacevole la storia provvede soprattutto il tratto del disegnatore spagnolo Ortiz, anche se non al massimo della precisione e raffinatezza stilistica; mentre nella trama, ordita da Nizzi, si segnalano le figure di un Link Walker redivivo e, soprattutto, quella della moglie Flora Kelly. Quest’ultima è il personaggio centrale della vicenda; furba e priva di scrupoli, assassina a sangue freddo, riesce a ordire un piano veramente diabolico, che incastra alla perfezione anche i nostri due eroi, per poi trovare una ben meritata fine in una classica “giustizia poetica”. Meno riuscita la figura di Walker, il quale dovrebbe rappresentare un uomo che, grazie alla menomazione fisica, si è redento dal male passato; ma la sua psicologia è piuttosto affrettata e superficiale, in mancanza di un adeguato flash-back ricostruttivo che avrebbe potuto meglio analizzare il personaggio. In realtà il punto debole della storia sta nell’eroe centrale, quel Tex che non riesce più ad essere fulcro propositivo di trame e vicende, ma si “lascia andare” nella casualità; non più quindi figura centrale, ma semplice “raccordo” tra le varie sequenze, e come tale non suscita più scandalo che possa essere “salvato” nel più classico e scontato dei modi. Oltre a ciò, la sceneggiatura non aiuta certo a dare nerbo e vitalità alla storia, priva com’è di quella carica decisionale dell’eroe e di quell’aggressività che nasceva dalla voglia di andare fino in fondo e di ripristinare la vera giustizia; è un Tex che ha rinunciato alla sua pesante, rischiosa e carica eredità, per affidarsi ad un Nizzi “deus ex machina”: “ce la siamo sempre cavata e vedrai che sarà così anche questa volta…” (n. 541, p. 31).
***
Maxi Tex n. 9, ‘’La pista degli agguati’’ (10/05)

Quest’anno il Maxi Tex rappresenta una vera novità; come vorrebbe, infatti, la “filosofia” della collana, abbiamo un nuovo sceneggiatore che si cimenta nell’agone texiano: quel Gianfranco Manfredi, creatore di Magico Vento, che proprio in questo mese ha raggiunto quota n. 100. Dopo le guest-star Berardi e Segura, possiamo subito annunciare che, secondo noi, anche Manfredi ha vinto la rischiosa gara, creando un Tex agile, scattante, vincente, che non si perde in chiacchiere e che addirittura ritrova un linguaggio, nei confronti dei suoi nemici, molto duro e simile a quello dei “primi” Tex anni ’50. Insomma un eroe per niente “politically correct”, come lo volle il suo creatore Gianluigi Bonelli. Per quanto riguarda lo stile letterario utilizzato da Manfredi, si nota l’uso di una sintassi molto paratattica, che rende agevole la lettura e senz’altro adatta alle avventure del nostro ranger. Certamente la trama non si evidenzia per la sua originalità (ve la potete leggere riassunta in quarta di copertina, visto che questo Maxi non può mancare nella biblioteca texiana di ogni fedele lettore di Aquila della Notte), ma non è questo che si richiede ad un nuovo sceneggiatore che si accinge a narrare le imprese di un eroe che ha quasi sessanta anni di vita editoriale. La piacevolezza sta nel ritrovare il vero senso dell’amicizia tra Tex e Carson (con i soliti sorridenti brontolii di Kit a fare da sottofondo), e un ranger determinato, audace, temerario e, quando serve, anche aggressivo, perché di fronte a Tex, lo sappiamo tutti, non si può restare indifferenti: o si è con lui o contro di lui! Da questa storia traspare insomma quella forza, limpidezza, luminosità, ottimismo, che ogni storia di Aquila della Notte dovrebbe lasciare nell’animo di noi lettori; ma purtroppo non sempre è così…Ripercorrendo la lunga avventura possiamo notare l’uso del flashback che serve a dare più spessore narrativo alla storia; il delicato rapporto di Tex con il sesso femminile (June Peacock), sincero, schietto e privo di forzature sentimentali; ben realizzate anche le sequenze con gli indiani (e non poteva essere diversamente dal creatore di Magico Vento); il finale (in volo con il pallone aerostatico) veramente drammatico e travolgente; tutti i personaggi ben delineati e caratterizzati, sia gli amici di Tex (colpisce la figura di Gus Peacock) sia gli antagonisti (l’imprevedibile traditore e il nemico numero uno, Thorn Miller). A proposito del linguaggio usato dall’eroe, vogliamo proporre alcuni esempi dai quali traspare la peculiarità di “questo” Tex: “ti decidi a confessare, lurido verme, o preferisci che ti faccia uscire i denti da un orecchio?” (p. 251); “fosse per me, gli caverei anche la lingua e ne farei una cravatta!” (p. 254); “le sentenze del giudice colt sono più rapide!” (p. 261). Adatti a questa avventura sono anche i disegni (senza i quali essa non esisterebbe realizzata graficamente) del grande Miguel Angel Repetto, maestro argentino del fumetto internazionale, dal tratto deciso, lineare, realistico e minuzioso (appartenente a quella scuola che ha prodotto artisti del calibro di Giolitti e Ticci). Augurandoci che Manfredi possa ritornare (almeno con un altro Maxi) a visitare il mondo texiano (ci ha soprattutto colpito in modo positivo la competenza e l’umiltà dimostrate dall’autore), concludiamo con una frase rivolta ai due pards, pronunciata dalla graziosa e coraggiosa June: “finché esisteranno persone come voi…resterà la speranza di un mondo migliore” (p. 289).
***
Tex n. 538, “Colorado Belle” (8/05)

Tex n. 539, “I banditi della città fantasma” (9/05)

E’ una classica storia in cui Tex e suo figlio Kit, in Colorado, devono rintracciare la sanguinaria banda di Deadman Dick, ma è anche una storia dedicata a tutte le sfortunate cantanti di saloon costrette a vendere la loro arte e la loro grazia femminile in un mondo rozzo, spesso violento e sanguinario. L’avventura è un perfetto esempio di stile “boselliano” in cui troviamo molti riferimenti a quello “bonelliano”. Innanzi tutto il rapporto umano, schietto e leale tra Tex e Kit: il figlio fa sue le lezioni salutari del padre (n. 538, p. 14); a sua volta Tex si rende conto che forse Kit avrebbe bisogno di qualche distrazione, oltre a inseguire criminali per il west (n. 538, p. 63), ma poi il suo aiuto gli è determinante in qualche occasione (n. 539, p. 52), poiché anche il nostro eroe fa errori di valutazione e non è così invulnerabile come sembrerebbe. In secondo luogo abbiamo la figura del predicatore Morrow alla ricerca della sorella perduta, Alice, cantante di saloon (“Colorado Belle”): Tex considera inutili le preghiere del pastore sulla fossa dell’uomo che ha tentato di assassinarlo (n. 538, p. 32), e poi anche il nostro reverendo si renderà conto di quanto sia difficile, nel west, guardare il male negli occhi (n. 539, p. 12). Il terzo elemento “classico” di questa storia è il rapporto tra Tex e gli indiani Utes di Bisonte Nero, alleato con la banda di Deadman Dick: Aquila della Notte si dimostra un’ennesima volta profondo conoscitore dell’animo degli indiani, dei loro usi e costumi, del loro senso dell’onore e anche del loro opportunismo. Ma il “marchio” originale di questa storia di Boselli si trova soprattutto nelle prime 17 tavole: l’atmosfera magica e irreale di una città fantasma, una misteriosa presenza femminile, un cavaliere solitario (Kit Willer) che passa una notte tempestosa e piena di sensazioni enigmatiche nel letto di “Colorado Belle”, il sole del mattino che dissipa i sogni della notte e il cavaliere riprende la sua strada, osservato in lontananza da una bionda figura femminile. Questa lunga sequenza iniziale suscita turbamento, ma soprattutto tristezza e malinconia e viene da pensare agli “incontri mancati” della vita. Ritroveremo le stesse sensazioni alla fine dell’avventura, quando verrà svelata la realtà sulle enigmatiche apparizioni a Yellow Sky, e allora la tristezza per la malvagità di questo mondo sarà ancora maggiore. Dopo più di cinquecento numeri di Tex, Boselli è riuscito a dare un tocco inedito alle storie del nostro eroe preferito e non ci pare poco. Infine occorre dire che lo stile “boselliano” di questa avventura non avrebbe trovato un così alto esito senza l’altro stile, quello di Font, il disegnatore spagnolo esperto in tutti i generi, con la sua cura minuziosa dei particolari, il gioco dei chiaroscuri, le inconfondibili figure femminili…solo lui poteva disegnare una “Colorado Belle”. Che altro dire? Vorremmo più storie di Boselli per Tex alle prese con il genere fantastico, quello che più manca nella produzione di Nizzi.
***
Tex n. 536, “Tumak l’inesorabile” (6/05)

Tex n. 537, “Anasazi” (7/05)

Questa storia scritta da Nizzi e disegnata magistralmente da Civitelli propone un’ambientazione che risulta essere poco “sentita” dallo sceneggiatore, considerata la mancanza di un certo tipo di trame a base di duelli indiani, archeologi in cerca di antiche civiltà, uomini bianchi avidi di tesori preziosi, misteri celati nei vecchi pueblo perduti. Questi ingredienti, che facevano parte del lato più oscuro e magico delle storie di Aquila della Notte, ritornavano puntuali ai tempi di Gianluigi Bonelli, mentre oggi occorre lo stimolo di Fabio Civitelli per indurre Claudio Nizzi a riaffrontare questi temi: lo stesso disegnatore afferma infatti nel recente volume delle edizioni Little Nemo, “Il West secondo Civitelli”, di avere offerto l’idea per lo sviluppo di questa trama. Diciamo subito che la storia promette di più rispetto a ciò che mantiene: c’erano tutti gli elementi per creare un teso e drammatico finale a base di indiani ribelli che minacciano l’incolumità di una spedizione archeologica, uomini bianchi che tengono sotto tiro un inerme professore e la sua graziosa nipote, e Tex e i suoi pards che devono risolvere questa intricata situazione, oltre a mantenere due promesse (la prima di vendicare l’assassinio di due innocenti indiani Hopi e la seconda di non permettere la profanazione del sepolcro sacro degli Anasazi); infine non sarebbe dovuta mancare l’evocazione del magico e del tenebroso all’interno del pueblo perduto, luogo ideale per sciogliere l’intricata rete della trama e dove realizzare la “catarsi” finale attraverso la manifestazione di un appropriato “deus ex machina”. Al contrario di tutto ciò, la sceneggiatura di Nizzi è un perfetto esempio di come risolvere nella maniera più semplice e banale possibile una storia partita da una buona idea, tenendo al minimo il livello della suspense e al massimo quello della noia. Ma poi effettivamente Tex riesce a mantenere le due promesse sopra menzionate? Lasciamo ai lettori l’enigmatica e ambigua risposta…E’ solo grazie ai disegni di Civitelli che questa storia merita di essere letta: il suo tratto lineare, la cura nei particolari, il chiaroscuro e i giochi di luce, il realismo nella raffigurazione delle mummie del sepolcro indiano creano un ennesimo capolavoro; si veda in particolare la tavola a pag. 55 del n. 536 realizzata con una tecnica particolare o le vertiginose ed esaltanti inquadrature dall’alto alle pagg. 60 e 65 del n. 537 (per un approfondimento sui disegni di Civitelli, uno tra i migliori artisti dell’attuale panorama texiano, consigliamo senz’altro il testo da noi sopra indicato edito da Little Nemo). Concludiamo con l’auspicio che Civitelli ritorni a collaborare attivamente con Nizzi nella stesura dei soggetti: riteniamo che possa essere un valido aiuto per il principale sceneggiatore della serie e che già abbia dimostrato di saper creare storie con un sapore tutto particolare, in bilico tra temi classici texiani e innovazione (ricordiamo a questo proposito l’avventura “Il presagio” nei nn. 475-477, una tra le migliori, secondo il nostro parere, di questi ultimi anni).
***
Speciale Tex n. 19, “Il prezzo della vendetta” (7/05)

Già avevamo messo in luce nella recensione del n. 40 di Napoleone (“Il cavaliere e il drago”) la capacità di Ambrosini-sceneggiatore di dare al suo personaggio anche caratteristiche molto “texiane” ed ecco qui che l’albo speciale di Tex n. 19 è appunto disegnato dal “papà” di Napoleone e scritto dal principale sceneggiatore del nostro ranger, Claudio Nizzi. La storia è ambientata nel Colorado, dove troviamo il ranch del predicatore Elias Mallory e dei suoi figli, tra i quali Nathan; quest’ultimo nasconde nel suo passato una drammatica storia che ha come protagonista Thomas, un bambino cheyenne che vive al ranch dei Mallory senza sospettare nulla della sua vera origine; egli è però reclamato dai Cheyennes di Lupo Rosso che minacciano la pacifica e laboriosa vita del ranch. Questo è solo l’inizio di una intricata vicenda complicata dall’intervento dei minatori di Tompkins che, per ordine di Reynold (un pezzo grosso di Durango), vogliono impadronirsi dei giacimenti auriferi della vallata del ranch, anche rifornendo di armi gli indiani di Lupo Rosso. Questa volta il soggetto creato da Nizzi è interessante e abbastanza articolato: troviamo una parte centrale con Tex e Carson che sconfiggono Reynold e i suoi alleati Tompkins e il mercante d’armi Juffreau; e una parte finale in cui assistiamo al duello tra Lupo Rosso e Nathan Mallory, duello proposto da Tex per dirimere la controversia a proposito del bambino cheyenne. La prima trama è quella più tradizionale e forse meno sentita dallo sceneggiatore, poco coinvolgente, abbastanza ovvia e con alcuni punti deboli, elementi tipici di Nizzi che, anche quando imbastisce un soggetto intrigante e “bonelliano”, poi si perde nella cura dei particolari (forse per troppo lavoro o per superficialità): si consideri ad esempio che i nostri due pards sfuggono agli agguati di Tompkins per ben due volte senza una plausibile giustificazione, o l’incapacità di Tex di prendere vivo Reynold (quasi fosse impossibile per lui disarmare un avversario con la pistola). Invece nella parte finale Aquila della Notte si dimostra fine psicologo nel proporre il duello tra i due contendenti, come se avesse intuito, prima ancora di averne la certezza, la vera origine dell’ostilità di Lupo Rosso per Nathan…la conclusione è di quelle che lasciano “l’amaro in bocca” e qui lo sceneggiatore riesce a dare il suo tocco personale ad una vicenda dall’esito imprevedibile. Il giudizio sui disegni andrebbe dato per primo nei “Texoni”, visto che la collana è nata proprio per proporre inedite raffigurazioni di un “classico senza tempo”: diciamo subito che se questo albo speciale nel complesso ci è piaciuto lo dobbiamo soprattutto al nostro Carlo Ambrosini e ai suoi disegni di ottima levatura, con un tratto realistico e profondo che gioca anche sul chiaroscuro; i volti appaiono spesso scavati e fortemente interiorizzati, i paesaggi naturali sempre evocativi e classicamente tratteggiati. I disegni di Ambrosini andrebbero bene anche per una storia molto più dura di questa sceneggiata da Nizzi e con un eroe al massimo delle sue potenzialità ed è per questo che vogliamo proporre (considerato quanto già detto a proposito di Napoleone e delle sue caratteristiche anche “texiane”) l’idea di una avventura per Tex scritta e disegnata dal nostro autore bresciano: siamo sicuri che ne sarebbe capace e sarebbe la benvenuta!
***
Tex n. 534, “La valle dell’odio” (4/05)

Tex n. 535, “Colpo su colpo” (5/05)

Ennesima storia di ordinaria amministrazione scritta da Nizzi e disegnata in modo discreto dai fratelli Cestaro. La trama, come avviene ormai da molto tempo, ricalca situazioni viste e riviste su film e fumetti western ambientati nella seconda metà dell’Ottocento: una lunga faida per ragioni di potere tra due famiglie di allevatori (i Montez e i Foreman), che ha causato innumerevoli morti e che si riaccende improvvisamente per l’interesse del signor Mackinney e del suo inafferrabile Mister Cox, i quali intendono portare le due famiglie alla distruzione reciproca per poter infine appropriarsi dei due ranch. Nella prima parte della storia si mette in luce l’orgoglio e la superbia delle due famiglie rivali che non hanno nessuna intenzione di accertare la verità dei fatti, pur di non ammettere i loro errori passati e presenti. Ciò che colpisce in maniera negativa è il fatto che Tex e Carson siano costretti a pattuire con Foreman un certo numero di giorni per indagare sulla morte del suo soprastante, prima che riprenda la faida…ma non esiste dunque una legge da rispettare e di cui Tex dovrebbe essere il garante? La legge deve chiedere il permesso per fare il proprio corso e sottostare alla volontà dei privati? E’ vero che siamo nel West, ma qui il nostro eroe è francamente irriconoscibile. Come è irriconoscibile alla fine della storia, quando di fronte al capo del complotto e all’esecutore materiale di due omicidi, non si lascia neppure sfuggire uno di quei massacranti pugni che ben ricordiamo, ma si limita a consegnare i colpevoli allo sceriffo: Tex un semplice intermediario della Legge e non più lui stesso Legge da rispettare…Manca inoltre da parte del ranger qualsiasi tipo di aggressività verbale, quelle requisitorie che nascevano dallo sdegno e dall’odio inestinguibile verso il male, l’ipocrisia e la corruzione; ma nel complesso sono i dialoghi ad essere poco realistici, troppo formali, pieni di luoghi comuni e stereotipi che stonano fortemente con un western adulto come Tex dovrebbe essere. Tralasciamo le indicazioni di alcune ingenuità narrative ormai molto comuni nelle sceneggiature di Nizzi, per affermare infine che la trama dell’avventura avrebbe potuto essere, a nostro parere, meglio sfruttata nelle situazioni e nei personaggi (ad esempio il misterioso Mister Cox resta tutto sommato piuttosto piatto e stereotipato per essere un nemico che ha avuto, attraverso il mirino del suo fucile di precisione, la possibilità di eliminare il grande Tex Willer). E’ da apprezzare comunque la presenza dei quattro pards al completo, molto rara nelle storie di routine come questa, che almeno garantisce all’avventura una certa dose di movimento e imprevedibilità. Discreta è la performance dei due fratelli Cestaro, alla loro seconda prova con Tex, che rendono la storia piacevole da guardare: è evidente l’imitazione del grande Claudio Villa, anche se a volte il volto dell’eroe appare troppo rigido e poco espressivo.
***
Tex n. 530, “Athabasca Lake” (12/04)

Tex n. 531, “I predoni del fiume” (1/05)

Tex n. 532, “Golden Arrow” (2/05)

Tex n. 533, “Posto di blocco” (3/05)

Storia di ampio respiro, scritta da Nizzi e disegnata da Fusco, quella che si dipana per ben quattro albi e che vede il ritorno degli amici canadesi dei nostri pards, Gros-Jean e Jim Brandon. Quest’ultimo è stato accusato di alto tradimento da un tribunale delle Giubbe Rosse e condannato ai lavori forzati. Tutto l’intrigo è stato ordito da un gruppo di “pezzi grossi” (con a capo il senatore Sidney e il maggiore Fielding) che vuole mettere le mani su alcuni territori canadesi e annetterli agli Stati Uniti con la complicità di membri corrotti del governo americano. Il colonnello Brandon, che aveva scoperto la grossa macchinazione, viene messo a tacere tramite una falsa e ben costruita accusa di alto tradimento e spetta naturalmente ai nostri quattro pards, accompagnati da Gros-Jean, liberare il loro amico e sventare tutto il complotto. Considerato lo spunto storico di tutta la vicenda (si veda la nota a pag. 77 del n. 532), ci si sarebbe aspettato un preambolo alle avventure dei nostri personaggi piuttosto intrigante e ben congegnato, invece lo sceneggiatore sceglie di raccontarci il tutto attraverso le parole di Brandon, che rappresentano senz’altro una grossa sorpresa per Tex e per noi lettori, ma che “stonano” fortemente con il livello mediocre soprattutto del primo albo. Qui i difetti e i limiti dello sceneggiatore risaltano di più a causa del fatto che non siamo ancora entrati nel vivo della storia: difficoltà di gestire le parole e le azioni di tutti e quattro i pards al completo (Kit Willer e Tiger restano troppo sullo sfondo e Gros-Jean non si cura neppure di salutarli alla stazione di Calgary, quasi fossero per lui degli sconosciuti, tutto preso dalle figure di Tex e Carson); le battute dei dialoghi tra i personaggi risultano spesso troppo forzate ed è del tutto scomparsa quella carica di umanità, vera amicizia, schiettezza e “solarità” che traspariva dalle pagine di G.L. Bonelli. Considerando il fatto che chi scrive questa recensione (e non solo) vedeva nei dialoghi tra i personaggi (soprattutto tra i quattro pards e i loro amici) una delle ragioni fondamentali del successo di Tex, constatare l’assenza di questo aspetto non mi sembra privo di significato. In generale ritengo che il modo di delineare le caratteristiche di Tex e dei suoi compagni, il suo modo di agire e di pensare, non sempre sia rispettoso del modello bonelliano (trovo ad esempio assurdo che il nostro eroe soffra di claustrofobia: n. 533, pag. 56); ma questo rientra quasi sicuramente nella volontà dello sceneggiatore di adattare il ranger alla propria personalità (adattamento più che giustificato, considerati i tanti anni passati da Nizzi “al servizio” del personaggio, ma che comunque non riesce a toglierci l’amaro in bocca). A parte queste considerazioni, man mano che la storia si sviluppa e entra nel vivo dell’azione si fa più convincente e nel complesso non possiamo negare che almeno la trama sia sufficientemente bonelliana: la figura del pirata fluviale Larouche, che da nemico passa ad alleato essenziale nello svolgersi degli eventi; la battaglia finale contro il senatore Sidney, vinta grazie all’aiuto dei due testimoni d’accusa, Larkin e Moisson, che riescono quindi a scagionare Brandon. Tutto ciò, unito ad un Tex che diventa sempre più deciso e determinato e agli ottimi disegni di Fusco, permette a questa lunga avventura di raggiungere nel complesso una sufficienza, anche se ridotta a tre albi avrebbe forse guadagnato in sintesi e coesione.
***
Almanacco del West 2005, “Il fuggitivo” (2/05)

Una banda di mercanti opera tra Arizona e Messico vendendo armi ai ribelli apache. I trafficanti si sono resi colpevoli dell’omicidio del ranger Dan Stafford, ed è qui che entra in scena Tex per vendicare l’amico e portare a termine la missione di eliminare la banda. Nell’introduzione redazionale alla storia si fa riferimento ad una classica avventura di Bonelli e Letteri, “Trafficanti di armi” (n. 212), ed è anche evidente l’accenno alla tipica situazione in cui l’eroe entra in una cittadina sotto falso nome per indagare con più circospezione, magari fingendosi un fuorilegge ricercato dagli sceriffi (storia esemplare in questo senso è “Gilas!”- n. 107). Tipica è anche la figura dello sceriffo, il classico uomo tutto d’un pezzo, rigido tutore della legge, che non si avvede di essersi imbrancato con una banda di malviventi e di dare la caccia ad un innocente accusato ingiustamente, che in questo caso è Tex, “il fuggitivo”, costretto a sopportare vicissitudini e peripezie dalle quali esce indenne grazie alle sue doti e qualità. Alla fine solo il fortuito incontro con l’apache Shato permetterà al nostro eroe di vendicare il suo amico ranger, eliminando la banda di trafficanti di armi, e di riabilitarsi dinanzi allo sceriffo, dopo avergli sferrato naturalmente un sonoro pugno. Come si vede diversi sono i riferimenti agli archetipi texiani, ma ciò che rende questa avventura non certamente esaltante sono i limiti dell’autore Nizzi: una sceneggiatura poco coinvolgente e abbastanza prevedibile, personaggi piatti e con scarso spessore psicologico e soprattutto, secondo il nostro parere, poco motivata e realistica ci pare la situazione il cui il nostro ranger finisce, all’inizio della storia, in prigione. Il “vero” Tex avrebbe sistemato con un buon pugno il falso testimone Ringold (nonché capo dei contrabbandieri) e avrebbe messo le carte in tavola con lo sceriffo, rivelandogli la sua vera identità; ma in questo modo la storia non sarebbe stata quella del “fuggitivo”… I disegni sono dell’esordiente Rossano Rossi e ci sembrano una buona promessa per l’avvenire, anche se la mano del “maestro” e amico Civitelli (nella seconda parte della storia) fa sentire la differenza.
***


***

***


***



